Leo Degl’Innocenti Psicologo Arezzo

Cure Oncologiche

Psicologo ad Arezzo

Intervento di supporto psicologico ad Arezzo, in presenza e online, in percorsi di cure oncologiche

Nell’arco esistenziale umano, la diagnosi di una patologia neoplastica pone necessariamente la persona davanti ad un cambiamento, sia da un punto di vista fisico ed estetico che per quanto riguarda gli aspetti psicologici quali, ad esempio, la rilettura di alcune esperienze vissute e la definizione di progettualità future.

Grazie alla pratica clinica maturata, mi confronto spesso con il bisogno delle persone di attribuire senso e significato ai cambiamenti, talvolta intesi come delle vere e proprie opportunità di ridefinizione identitaria, imposti dalla patologia oncologica.

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“...finiti i controlli, adesso che succede?”: un esempio clinico.

Per capirci meglio prendo in prestito la storia di Anna (nome piuttosto diffuso, infatti non è quello reale della paziente), donna 36enne che mi aveva contattato in quanto, da circa 4 mesi, lamentava uno stato di marcata sofferenza dovuta all’impossibilità di scelta rispetto al portare avanti una seconda gravidanza.

Durante il primo colloquio con Anna, come da prassi, ho acquisito elementi clinici legati al decorso medico della sua patologia oncologica di tumore al seno e dei suoi relativi trattamenti, ma soprattutto ho approfondito le cause generatrici della sofferenza di Anna alla luce della sua storia di vita. Ebbene, fin dalle prime sedute emerge come alcuni suoi tratti di personalità riconducibili al bisogno di controllo,  in questo caso particolarmente rivolto verso il seno malato (trattato con ablazione dei linfonodi ascellari) che lei descrive come un vero e proprio “pezzo di carne non mio” da un parte, e dall’altra, il venir meno del progetto di vita della seconda gravidanza per cause fisiologiche dovute alla malattia, creino una sorta di “frattura identitaria” incomprensibile per Anna che sta alla base della sua sofferenza. Di seguito riporto alcuni stralci di colloquio:” … con il cancro sono incazzata nera … non ho più nessuna speranza nella vita … adesso sono finiti i controlli in oncologia, e adesso che succede? Anna è rimasta lì.”

 

Qual è stato il mio intervento?

 

Già dopo i primi cinque colloqui avuti con Anna, volti a farla appropriare del senso della sua sofferenza, la sintomatologia rabbioso-depressiva si era notevolmente ridimensionata. In sostanza, comprendere che la sintomatologia non era qualcosa di inspiegabile ed esclusivamente causata dalla patologia oncologica, bensì l’espressione del suo modo di essere in un determinato periodo di vita, ha permesso alla paziente di ridimensionare e di affrontare con diversa consapevolezza i suoi stati di sofferenza quotidiana. I colloqui successivi sono stati dedicati ad affrontare soprattutto il recupero di confidenza di Anna con il suo seno malato, anche in ottica di una ripresa di intimità con il compagno. Inoltre, è stato affrontato il tema della gravidanza come progetto di vita con le sue possibili alternative, alla luce di alcune esperienze di vita particolarmente identitarie per Anna. Questi colloqui sono stati caratterizzati da momenti di difficoltà nella gestione emotiva da parte di Anna ma, grazie a questi episodi critici, unitamente a dei miei interventi di supporto psicologico e psicoeducazione, abbiamo cercato di rendere più comprensibile la sua sofferenza.

La sintomatologia rabbioso-depressiva è definitivamente scomparsa dopo circa 10-12 sedute. Complessivamente con Anna ho sostenuto 22 colloqui, all’inizio con cadenza settimanale/bisettimanale, poi, una volta migliorata la condizione sia sintomatologica che di vita in generale, mensile.

(Il brano qui pubblicato è ispirato ad un colloquio reale, ma gli interventi contenuti nel dialogo si riferiscono esclusivamente a situazioni specifiche e non possono in alcun modo sostituire né integrare una diagnosi psicologica, né un colloquio con uno psicologo. Ogni riferimento a luoghi, situazioni e persone è stato rimosso o modificato.)

 

LEO DEGL'INNOCENTI PSICOLOGO

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